IL VENTAGLIO

di Carlo Goldoni
regia di Alberto Oliva

Dodici personaggi, costretti a convivere nell’angusto spazio di un borgo senza tempo, trascinano la loro esistenza tra ipocrisie, invidie, malelingue e una greve inerzia di fondo.
A dare un soffio di aria fresca sarà il perduto ventaglio della bella e ambita Candida, presto catalizzatore degli interessi di tutti i personaggi e motore di una macchina che, una volta avviata, trascinerà ogni cosa con sé.

Dopo la visione di questo spettacolo, tratto dal testo goldoniano rappresentato per la prima volta in versione definitiva nel 1765, l’immagine che si ha più chiara nella mente è quella di un meccanismo ad orologeria dal funzionamento perfetto al millesimo di secondo.
La precisa volontà del regista Alberto Oliva di creare una coralità ben equilibrata e organica trova il proprio coronamento nell’ineccepibile lavoro dei dodici giovani attori in scena. Provenienti da diverse scuole di teatro d’Italia e riuniti insieme sotto il segno de Il Contato-Teatro Giacosa di Ivrea, riescono tutti ad essere ingranaggio equamente essenziale di questo “motore” che dopo aver accumulato tensione, erompe con una straordinaria forza trascinante. Mino Manni, Raffaele Berardi, Alessandro Lussiana, Federico Manfredi, Francesco Meola, Davide Palla, Michele Schiano di Cola, Angelo Tronca e le affascinanti Ivana Cravero, Desirée Giorgetti, Barbara Mazzi e Valeria Perdonò hanno il merito, non facile e mai scontato, di aver conferito allo spettacolo la giusta organicità, spontaneità e precisione dei ritmi, dando prova di essere anche interamente padroni di gestualità, vocalità, linguaggio e canto. Tutto questo, unito alla bella scenografia e ai costumi mirabolanti, aiuta il pubblico a superare senza il minimo sforzo le oltre due ore di durata, inframmezzate da un intervallo voluto appositamente per rimarcare la differenza tra i due tempi dello spettacolo: il primo in cui la trama da commedia degli equivoci si intreccia nell’azione costante e ritmata dei personaggi, e il secondo, dove tutta l’energia creata esploderà in un drastico cambio di rotta che porterà alla risoluzione finale.

Due fattori in questo spettacolo destano particolare interesse, in paragone alla media del panorama teatrale italiano: la volontà registica, in gran parte raggiunta, di conferire al Ventaglio un sapore “alla Tim Burton” (un’impronta stilistica molto riconoscibile e ideale per porre la narrazione in una cornice poeticamente irreale) e la presenza di un folto gruppo di attori. Quest’ultima, infatti, è una caratteristica che sta sparendo sempre più dal teatro italiano, in primis per motivi di “spending review”, e che ormai si configura più come una fortunata eccezione che come la regola.

L’unico elemento che risulta un po’ penalizzato dal piacevole e armonico sviluppo della commedia, arricchito da innumerevoli dettagli e finezze recitative, è forse il parallelo che si voleva sottolineare tra la decadenza da “fine di un’epoca” che si respira nello spettacolo e la situazione di crisi attuale, caratterizzata dalla stessa inerzia ed immobilità di fondo. Il vivacissimo coro di talenti che è Il Ventaglio, sotto la ferrea e sapiente direzione di Alberto Oliva, regala al pubblico una commedia paragonabile più ad un organismo pluricellulare, che ad un congegno meccanico, in quanto creatura viva e pulsante, mai artificiosa o schematica. Davvero una ventata d’aria fresca in un panorama teatrale sempre più alla ricerca di soluzioni facili e di rapida esecuzione.

FILIPPO RUBINO

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