Da Stanislavskij all’Actors Studio – parte I

La storia dell’arte dell’attore non è mai stata univoca, essendosi sviluppata attraverso molte sperimentazioni e formulazioni di diverse linee di pensiero, in accordo con diverse finalità o approcci alla materia. Senza dilungarci scomodando il teatro dell’antichità greco-romana, del Medioevo o del Rinascimento, partiamo dal primo grande “cambio di rotta” imposto alla recitazione in epoca moderna. Si tratta di quello che ancor oggi è comunemente noto come Sistema Stanislavskij, l’unica “rivoluzione” in ambito recitativo i cui effetti sono ancora vivi e messi a frutto, in particolare attraverso il cinema e l’Actors Studio, il suo discendente più fortunato.

Tutto ebbe inizio quando Stanislavkskij conobbe, nel 1890, il lavoro della compagnia del duca di Saxe-Meiningen, nota per le sue ricostruzioni storiche votate al totale naturalismo. Il loro utilizzo a 360 gradi degli oggetti, costumi ed arredi di scena faceva in modo che ogni spettacolo fosse come un “viaggio nel tempo”. Oltretutto, «Stanislavskij restò impressionato dalla disciplina di tipo militare che regnava nella compagnia […] erano assenti i difetti caratteristici del teatro russo: disinteresse, trascuratezza, atteggiamenti stravaganti da bohémien, isterismo. La compagnia di Saxe-Meiningen, con la sua cura per i dettagli e la rigida disciplina artistica, diventò un modello per Stanislavskij».1 L’attore e regista iniziò, pertanto, a rinnovare lo stagnante teatro russo attraverso la messa in scena di drammi storici o classici rappresentati seguendo una logica di realismo puro, attenzione ai dettagli e disciplina militare. Il pubblico si abituò presto, ma Stanislaviskij vi aggiunse qualcosa di veramente rivoluzionario, allorché si accinse a mettere in scena per la prima volta Il gabbiano di Anton Čechov.

Con Il gabbiano Stanislavskij tentò […] di presentare il mondo banale e ordinario di Čechov mettendone in luce la dimensione profonda, poetica e densa di significati. La più piccola azione poteva essere arricchita di numerosi dettagli scenici capaci di caricarla di messaggi e segnali impliciti, non traducibili in parole. […] I rapporti tra i personaggi potevano essere colti in una dimensione psicologica più autentica e profonda. 2

 La grande attenzione per i dettagli materiali, che conferiscono realismo alla messinscena, riposta su un contesto contemporaneo e quotidiano aveva un effetto sensibile sulla recitazione e sancì la nascita di uno stile moderno, chiamato “realismo psicologico”.

I drammi di Čechov negli allestimenti del Teatro d’Arte non erano soltanto spaccati di vita d’impronta naturalistica, ma rappresentazioni dinamiche in grado di far affiorare relazioni umane complesse di cui si nutrono i nostri comportamenti consueti. La regia di Stanislaviskij, che indicava e prescriveva pressoché tutte le azioni sceniche esteriori, compresi i più piccoli gesti, costringeva gli attori a scandagliare la vita interiore dei personaggi per creare le sensazioni e gli stati d’animo particolari – e per niente teatrali – dell’opera di Čechov. Il testo e la regia frenavano e limitavano l’istrionismo consueto, portando così gli interpreti a parlare e ad agire in modo semplice e naturale. Era come se sul palcoscenico non si potesse scorgere in alcun modo la presenza di «attori» che «recitavano», ma solo di individui percorsi da emozioni profonde, immersi in una realtà triste e monotona. 3

[continua]


Note 1 – 3 da Mel Gordon, Il sistema di Stanislavskij, Marsilio, Venezia, 2001.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: